#2: L’acquisto consapevole del prodotto realizzato in pelle esotica

La pelle esotica e le creazioni realizzate con essa sono un tema tanto ampio quanto difficile da trattare. La volta precedente abbiamo parlato dell’indistruttibilità e della resistenza al tempo di questa pelle, questa volta vogliamo affrontare un argomento che, a nostro parere, è uno dei più delicati: è corretto o no comprare e vendere prodotti di questo genere? Qual è il loro peso sulla natura? 

Ci occupiamo della produzione e della distribuzione di articoli realizzati in pelle esotica già da molti anni (pitone, coccodrillo, alligatore e struzzo) durante i quali siamo venuti a contatto con molte persone da tutto il mondo e con i loro diversi approcci all’argomento; sfortunatamente, abbiamo constatato che la maggioranza si può dividere in due grandi categorie, entrambe troppo categoriche e inevitabilmente sbagliate. 

Da un lato, c’è la categoria dei compratori che non sono affatto interessati al tipo di pelle con cui è stato realizzato il loro acquisto, al genero a cui esso appartiene e alle varie procedure legate al reperimento del materiale. Inoltre, non sono affatto interessati alla presenza o assenza dei documenti necessari per legge; non sono affatto interessati ad assicurarsi che il materiale non provenga da attività di bracconaggio o ancora, non sono affatto interessati a scoprire se la pelle proviene da allevamento o meno.

Dall’altro lato, invece, c’è la categoria di chi afferma che si stia parlando di animali protetti e di tratta illegale, senza avere alcuna cognizione di causa e dunque accusa chiunque sia legato alla produzione, alla distribuzione e alla vendita di queste pelli.

Entrambi i modi di pensare sono estremisti e del tutto sbagliati.

Ovviamente, è necessario essere consapevoli del fatto che si stia parlando di animali protetti da legislazioni molto rigide e che è assolutamente inaccettabile chiudere gli occhi a riguardo e far finta di non sapere niente; tuttavia, bisogna anche capire che le pelli la cui compravendita è legalmente autorizzata e sottoposta a rigidi controlli, non appartengono ad animali in via di estinzione o di pericolo.

La compravendita di questi animali, delle loro pelli e di ciò che ne deriva, non è in alcun modo diversa dalla normale compravendita di prodotti realizzati in pelle naturale. Tutti noi abbiamo il compito di preservare questo commercio affinché non diventi illegale e sregolato, recando un grave danno alla natura. Come possiamo farlo?

Tra vari accordi internazionali, trattati e convenzioni sulla protezione dell’ambiente, spicca la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna minacciate di estinzione: CITES.
La Convenzione è nata con lo scopo di proteggere e regolare ogni tipo di commercio di specie di piante e animali rari; queste specie sono ripartite in Appendici.


Appendice I: Specie gravemente minacciate di estinzione. Ne è rigorosamente vietato il commercio.

Appendice II: Specie il cui commercio è regolamentato il fine di evitare sfruttamenti incompatibili con la loro sopravvivenza. Gli esemplari in commercio devono essere accompagnati da apposito documento di esportazione numerato.

Appendice III: Specie protette da singoli Stati per regolamentare le esportazioni dai loro territori.


La pelle da noi utilizzata rientra (quasi sempre) nell’Appendice II, cioè fa parte di quel commercio che è sottoposto ad un controllo rigoroso per evitare di arrecare danni all’ambiente, ma non appartiene alle specie sotto stretto controllo o in via di estinzione. 

Una ben organizzata distribuzione di questi esemplari, inoltre, non solo impedisce lo sterminio dell’intera specie, ma favorisce il moltiplicarsi degli esemplari presenti in natura, i quali aumentando di numero, allontanano definitivamente il rischio di estinguersi. 

Esistono tantissimi programmi che hanno come scopo la preservazione e l’aumento del numero di esemplari, grazie ai quali alcune specie hanno notevolmente aumentato il numero di soggetti esistenti e hanno scongiurato la loro estinzione. Queste specie, dunque, sono state spostate dall’Appendice I all’Appendice II della CITES.
E se questo non bastasse, nei paesi in via di sviluppo tutte le attività legate al commercio della pelle esotica, offrono lavoro a moltissime persone, salvando così intere famiglie dalla fame. Di questo, però, parleremo in un prossimo articolo. 

È per questo che il commercio è bene organizzato e fortemente regolato. Così nascono condizioni che favoriscono tutti gli individui coinvolti nel processo di compravendita: dall’allevatore, al venditore, al compratore e all’ambiente stesso. Permettendo e legalizzando il commercio di un numero di esemplari prestabilito, la Convenzione prevede che la popolazione del luogo sia interessata al mantenimento della specie, al raccoglimento delle uova in ambiente selvaggio e alla loro cessione all’allevatore, che a sua volta deve conservare determinate condizioni ambientali nel suo allevamento e nell’ambiente selvaggio. Grazie a tutti questi dettagli, anche il prezzo dell’esemplare sale di valore, aumentando il suo prestigio agli occhi di chiunque. Così, tutti sono interessati alla conservazione e alla protezione e tutti cercano di evitare la comparsa del bracconaggio. 

Se vuoi leggere ulteriori informazioni in merito, ti consigliamo di dare un’occhiata allo studio della biologa Ruth Elsey pubblicato sul sito del National Geographic nell’Ottobre del 2001 (o la traduzione dell’articolo).  È un po’ datato, ma ancora validissimo per capire l’argomento, considerando soprattutto che il programma a cui si fa riferimento è ancora in vigore.
In breve, afferma che bisogna far capire alle persone che programmi di conservazione di commercio ben organizzati, non fanno altro che aiutare la conservazione delle specie a rischio, non il contrario. Inoltre, il biologo afferma “Se vuoi salvare un alligatore, compra una borsa fatta da esso”. Incredibile, vero?

Non bisogna dimenticare che questo genere di programma aiuta ad eliminare la richiesta illegale di pelle esotica e del bracconaggio che è sempre esistito e che continuerà ad esistere. Dunque, proibire il commercio legale di queste pelli, porterebbe inevitabilmente all’aumento del bracconaggio e di conseguenza alla scomparsa in natura di intere specie. 

Matilda

Ma non è tutto! Una parte del guadagno proveniente dai vari programmi e dal commercio viene utilizzata per la preservazione in natura di specie protette. In assenza, queste non avrebbero fondi per la conservazione. 

In conclusione, ci teniamo a sottolineare che, quando sottoposto ad un rigido controllo con obbligatoria documentazione che ogni partecipante del processo deve seguire e rispettare, il commercio legale e ben organizzato di pelle e prodotti in pelle esotica, non solo non arreca danni alla natura, ma ne favorisce la protezione e la conservazione in stato selvaggio. È indiscutibile.

Ognuno di noi avrà la propria opinione che sarà diversa da quella dell’altro. È giusto così. Indipendentemente da quali esse siano, però, non è possibile accettare un atteggiamento di superficialità. Proprio per questo, ripetiamo in continuazione che è necessario informarsi bene sull’argomento prima, durante e dopo un acquisto.
Continuate, quindi, a seguire la nostra rubrica, dove tratteremo in modo dettagliato ogni punto di questo tema.