Alligatori – Non più specie animali a rischio, grazie a ben organizzati programmi di conservazione.

Alligatori – Non più specie animali a rischio, grazie a ben organizzati programmi di conservazione.

Pelle di alligatoreSe da un lato il commercio di articoli in pellame esotico riceve molti apprezzamenti e lodi dagli amanti del lusso e della raffinatezza, d’altro canto non possono certo mancare dubbi ed incertezze da parte di tutti coloro che hanno a cuore il rispetto per l’ambiente, la natura e gli animali che la abitano.

Molti temono infatti, che il commercio di articoli in pelle esotica possa rappresentare un rischio per tutte quelle specie animali che, secondo un’opinione pubblica non sempre ben informata, potrebbero risultare a rischio di estinzione.

Di fronte a queste critiche, noi di Gleni, che ormai da anni facciamo ruotare la nostra attività attorno a questo settore, non ci tiriamo certo da parte, anzi, vorremmo cercare di condividere e far capire il nostro punto di vista, secondo il quale una commercializzazione legalizzata e regolamentata di questi pellami, non solo protegge quelle specie animali un tempo considerate a rischio di estinzione, ma addirittura favorisce il ripopolamento di simili specie, oltre a garantire una serie di vantaggi e benefici economici per il mantenimento e la preservazione di adeguati habitat naturali.

Riportiamo di seguito un articolo pubblicato in un numero della rivista “National Geographic” del 2001, in cui è stato preso come riferimento il pellame di alligatore.

L’allevamento controllato degli alligatori: un efficace strumento di conservazione, dice la Louisiana.

State gironzolando per le vetrine dei negozi o magari state sfogliando le pagine di una rivista di moda e, improvvisamente vi imbattete in una bellissima borsa o cintura o in un bellissimo paio di scarpe, il tutto realizzato interamente in deliziosa pelle di alligatore.

Reputandovi delle buone ambientaliste, non pensate minimamente di comprare questi accessori, poiché gli alligatori fanno parte delle specie in via d’estinzione. Non è così?

“No”, afferma enfaticamente Ruth Elsey, biologa di fauna selvatica presso il centro statale Rockfeller Wildlife Refuge in Louisiana. “Questo è il preconcetto più errato che le persone hanno e quello contro cui più costantemente ci battiamo. Gli alligatori non sono specie animali in via d’estinzione.”

“Abbiamo al riguardo un adesivo che riporta – Se vuoi salvare un alligatore, compra una borsa – e ciò è completamente vero” dice Elsey. “ Noi desideriamo far in modo che la gente comprenda ciò”.

L’innovativo programma Alligator Marsch to Market della Louisiana risulta un efficace strumento di conservazione, da quel che riferiscono gli ufficiali di stato per la conservazione. Esso infatti protegge le popolazioni di alligatori e conserva i loro importanti habitat in zone umide e paludose, fornendo allo stato circa 54 milioni di dollari di benefici economici ogni anno.

Inoltre, simili zone paludose forniscono numerosi ed importanti benefici ambientali, come ad esempio protezione da bufere temporalesche, rifugio alle specie di uccelli migratori, ricarica della falda acquifera. Dati questi presupposti, si spiega il crescente interesse nel preservare queste aree.

Eppure in Louisiana, la maggior parte delle aree umide è di proprietà privata, per cui i benefici ambientali che ne risultano non garantiscono ai proprietari quegli incentivi finanziari sufficienti ad incoraggiare la protezione di queste zone umide e paludose.

È tradizione ormai nota a tutti come i proprietari di queste zone paludose siano riusciti a far fortuna estendendo i diritti di caccia ai cacciatori di anatre e cervi, pescatori ed avventurieri in cerca di tour in campeggio e acquitrini. Simili attività non permettono di racimolare grosse somme, il che a repentaglio queste zone paludose che rischiano di essere convertite ad altri usi terrieri.Pelle di alligatore

Il programma noto sotto il nome “Alligator Marsh to Market” offre ai proprietari terrieri un incentivo per preservare le paludi umide e naturali, piuttosto che drenare le aree per il raccolto, per il pascolo di bestiami o per lo sviluppo.

“Esistono circa 1.4 milioni di ettari di aree paludose lungo le coste della Louisiana che si qualificano come habitat per alligatori” ha riferito Noel Kinler, biologo presso il Dipartimento della Flora e Fauna.. “Approsimativamente il 75% di questo habitat è posseduto da proprietari privati, e con minimi eccezioni, ogni ettaro di terra così qualificato è coinvolto nel programma”.

A detta di Kinler, “il programma Alligator Marsh to Market è assolutamente essenziale per mantenere aree critiche di questo habitat nel territorio”. 

Allevamento controllato 

Il concetto del Marsh to Market è stato fondato nel 1972. Precedentemente a tale data, la caccia di alligatori in Louisiana risultava scarsamente regolamentata. Per questo motivo, il numero di alligatori inizio a decrescere enormemente, tanto che la loro caccia venne proibita nel 1963.

I biologi hanno impiegato diversi anni a studiare il ciclo vitale degli alligatori, che ha permesso di individuare dei programmi di gestione e allevamento, successivamente riconducibili al programma Marsh to Market.

È certo che una delle più tristi realtà che questo programma è stato in grado di bloccare fu la caccia di frodo. “Quando un proprietario terriero avvista un alligatore che potrebbe essere allevato in vista di un vantaggio economico” dice Kinler, “state pur certi che nel momento in cui intravvedesse un cacciatore di frodo nella sua proprietà, lo andrebbe subito a denunciare”.

Gli alligatori di allevamento vengono marchiati, per permettere alle concerie di tutto il mondo di mostrare che il pellame è stato acquistato legalmente.

“Questo programma è riuscito a guadagnarsi un incredibile rispetto da parte di ciascuna organizzazione di conservazione” dice Kinler.

Allevare alligatori non è poi così diverso dall’allevare galline o essere un allevatore di bestiame, Elsey ci ha spiegato.

In giugno e luglio, le uova di alligatore vengono monitorate dai luoghi di nidificazione degli alligatori selvatici per tutto il territorio. Le uova vengono poi vendute agli allevatori di alligatore, che provvedono ad incubarle e depositarle in apposite vasche all’interno di fabbricati. Dopo uno o due anni, una volta che l’alligatore ha raggiunto la lunghezza dai 3 ai 4 piedi (circa un metro), vengono venduti.

“Il mercato del pellame si rivolge soprattutto oltreoceano” spiega Elsey. “La carne invece è venduta sia sul territorio americano sia internazionale”.

Circa il 75% delle pelli di alligatore selvaggio, insieme a circa l’85% delle pelli di allevamento, usate dalle concerie in tutto il mondo provengono dalla Louisiana.

Gestione di una risorsa rinnovabile

Molte sono le critiche di apprezzamento nei confronti del programma “Marsh to Market”, che ha permesso di stabilizzare il numero di alligatori selvaggi. Gli studi di Fauna e Flora hanno dimostrato come solo il 17% delle uova schiuse allo stato selvaggio risultano in alligatori che vivono per raggiungere i 4 piedi di lunghezza. Il resto muore per morte naturale.

“Le uova si disperdono durante alluvioni, o per il troppo caldo che le essicca, o perché divorate da procioni o altri predatori” dice Elsey.

Inoltre, i piccoli di alligatore sono molto vulnerabili: gli alligatori più grandi, così come uccelli e altri predatori, mangiano gli alligatori più piccoli.

Per preservare la popolazione di alligatori nelle zone selvagge a livelli sostenibili, circa il 17% degli alligatori nati in cattività vengono rilasciati allo stato selvaggio ad uno o due anni – un totale che oscilla dai 35,000 ai 40,000 alligatori all’anno, secondo Elsey.

Si tratta di una situazione vantaggiosa per tutti, questa. Gli allevatori hanno una costante fonte di uova, mentre i proprietari terrieri ne ricavano un ingente valore economico per la conservazione delle aree a rischio.

Inoltre i proprietari terrieri ottengono denaro dalle dalla caccia attestata che avviene ogni settembre. Lo stato determina quanti alligatori possono essere allevati sulla base dei nidi contati ad inizio anno.

“Negli ultimi due anni abbiamo allevato circa 35,000 alligatori dallo stato selvaggio, mentre negli anni precedenti erano solo 30,000” dice Elsey.

I cacciatori portano le carcasse degli alligatori in appositi capanni centrali per la lavorazione, dove la carne e i pellami vengono preparati per essere destinati sul mercato.

Secondo un recente report di impatto economico relativo al programma Marsh to Market, sono circa 64 le aziende di allevamento di alligatori in Louisiana, che crescono circa mezzo milione di alligatori.

Gli alligatori venduti sul mercato vengono valutati per piede (centimetri), con prezzi che variano da anno ad anno in base alla domanda. Nell’ultimo decennio, un alligatore di allevamento di una lunghezza media di circa 4 piedi (1,2 metri) è stato venduto a circa $77. Alligatori selvaggi con una lunghezza media leggermente superiore ai 7 piedi (2 metri), nel 2000 sono stati venduti a circa $27 al piede. Le uova sono valutate a circa $8,50 cadauna.

 “Se compri un prodotto di alligatore”, dice Elsey, “si dà sostegno alla conservazione delle zone paludose e quindi di quegli habitat a rischio di cui possono beneficiare non solo gli alligatori ma anche gli animali da pelliccia, uccelli acquatici e tutte le altre creature che vivono in zone umide e paludose. È un vero atto di conservazione.”

Secondo Kinler la parola sta finalmente uscendo fuori. “La battaglia sul fronte dell’istruzione pubblica è aiutare le persone ad impegnarsi in questo proposito”.

Fonte: http://news.nationalgeographic.com/news/2001/10/1022_Ally_1.html

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